In una delle più belle partite per la medaglia d’oro di sempre, gli USA hanno avuto la meglio di una ardimentosa Spagna per 118-107 al Wukesong Culture and Sports Center guadagnandosi l’oro olimpico e il loro posto in cima alla pallacanestro mondiale. Fin dall’inizio, la Spagna ha fatto capire subito che non era la stessa che gli USA avevano battuto di 37 punti la settimana scorsa. Domenica, sono stati sempre a stretto contatto con gli americani, andando sotto al massimo di 14 punti a metà del secondo quarto, ma rispondendo con un parziale di 7-0 all’inizio del quarto periodo che li ha portati a soli due punti di distacco. “Entrambe le squadre non hanno mai mollato durante tutta la partita” ha detto Tayshaun Prince. Quaranta minuti di pallacanestro sono diventati otto. Ed è questo tipo di situazioni che tirano fuori il meglio di Kobe Bryant. Bryant ha faticato per i primi tre quarti, ma nell’ultimo periodo ha mostrato chi è l’MVP della NBA, segnando 13 dei suoi 20 punti complessivi e smazzando 2 assist. Il suo show è iniziato dopo che Rudy Fernandez aveva diminuito il vantaggio americano a sole due lunghezze (91-89) con 8:13 sul cronometro. Bryant riceve la palla sulla destra, si butta dentro e segna un tiro in corsa dai 4 metri saltando con il piede sbagliato. Sul possesso USA successivo, Bryant trova sulla sinistra, libero per la tripla, Deron Williams. E nel possesso dopo questo, Bryant va dentro e serve Dwight Howard sotto canestro pronto a schiacciare. Il vantaggio di due punti è stato riportato a 9. Ma la Spagna non si arrende. E dopo un’altra bomba di Fernandez, Bryant ne segna una a sua volta. Pochi minuti dopo, con un vantaggio di 5 punti e 3:10 ancora da giocare, Bryant fa la giocata più importante della sua partita: sul lato sinistro, mette a segno una tripla prendendo anche il fallo di Fernandez, il suo quinto e ultimo, e il conseguente tiro libero supplementare, messo ovviamente a segno, riportando il margine a 9 punti. La Spagna però resiste ancora, riportandosi a meno 4 a due minuti dal termine. LeBron James trova Dwyane Wade fuori dall’arco, e il giocatore di Miami infila una tripla di decisiva importanza. I tiri liberi di Juan Carlos Navarro avvicinano di nuovo la Spagna, ma Bryant chiude definitivamente la partita con un’altra penetrazione. Wade è stato il miglior realizzatore della partita con 27 punti, grazie ad un 9 su 12 dal campo, 21 dei quali segnati già nel primo tempo, tutti importantissimi, a causa della carenza realizzativa di cui due bocche da fuoco come Bryant e James hanno sofferto nel primo tempo, gravati pure da due falli fischiati molto presto. La Spagna era in testa per 22-17 a metà del primo quarto, ma Wade ha guidato gli USA a un parziale di 21-9 per chiudere il periodo avanti di 8. Wade ha anche brillato nel 10-2 che nel secondo quarto ha dato il massimo vantaggio agli americani, 58-44. Ma gli spagnoli, grazie soprattutto all’apporto di Fernandez, sono riusciti a riportare lo svantaggio a una solo cifra alla fine della prima metà di gara. All’intervallo, le due squadre avevano segnato complessivamente 130 punti, tirando un clamoroso 63% dal campo. Nel secondo tempo il ritmo realizzativo è diminuito, ma gli USA non stavano comunque difendendo come avrebbero voluto, e non riuscivano a costruire un vantaggio di sicurezza sulla Spagna. Ma, guidati da Bryant, hanno segnato diversi tiri importanti, mostrando forza e durezza d’animo di fronte alle difficoltà. Più il tempo passava, più le facce dei giocatori americani mostravano quanto fosse importante vincere la medaglia d’oro. Era la fine di un viaggio iniziato 3 anni fa. Ed è stata completamente appagante. “E’ una sensazione straordinaria vincere una medaglia d’oro per il proprio paese,” ha detto Bryant alla fine della partita. “Non riesco nemmeno a descrivere l’emozione che stiamo provando in questo momento. E’ incredibile.” Il viaggio è iniziato nel 2006, dopo le delusioni ai mondiali del 2002 e alle Olimpiadi del 2004. Dal 1992, ovvero da quando è stato permesso ai giocatori NBA di partecipare alle competizioni internazionali, gli USA hanno dominato a ogni manifestazione importante, mostrando la netta superiorità degli atleti statunitensi. Ma lentamente il resto del mondo ha colmato questa distanza.. E dopo Atene, c’era la sensazione che gli Stati Uniti non fossero più molto adatti a competere in questo tipo di eventi. Ma Jerry Colangelo non ne era tanto sicuro. E’ il resto del mondo ad aver recuperato sugli USA oppure gli Stati Uniti non si sono mai mostrati al loro meglio? Colangelo voleva scoprirlo, quindi decise di cambiare l’approccio degli USA alle competizioni internazionali. Invece di comporre una squadra diversa ogni estate, allenata in poco tempo, Colangelo voleva dare continuità ad un gruppo di giocatori. Quindi, avendo come obbiettivo finale l’oro di questo Olimpiadi, ha chiesto ai suoi giocatori e al suo staff un impegno triennale. Ed è ciò che ha ottenuto. Nel 2006, quando il progetto era appena iniziato, gli USA fallirono anche ai Mondiali giapponesi, perdendo in semifinale contro la Grecia. Ma i semi erano stati piantati. Nel 2007, nel non particolarmente difficile torneo Panamericano FIBA, vinsero facilmente la medaglia d’oro, guadagnandosi un posto per le Olimpiadi di Pechino, il loro test definitivo. Considerando quanto fosse migliorato il resto del mondo rispetto a 16 anni prima, era la sfida più impegnativa. Ma gli Stati Uniti riuscirono a raggiungere la finale senza incontrare particolari difficoltà nelle prime 7 partite, vincendo con distacco medio di 30.3 punti e con mai meno di 20 punti di differenza. Sono scesi in campo con il giusto atteggiamento, giocando duro e con grande impegno nella fase difensiva, rispettando gli avversari. Più importante, questo non era solo un gruppo di All-Star che indossava la stessa uniforme. Questa era una squadra, una squadra che giocava insieme. “Da un gruppo di grandi giocatori e di grandi personalità, siamo diventati una cosa sola, una squadra. E osservare questa crescita è stata una cosa fantastica” ha dichiarato Jason Kidd, ora con un record di 46 vittorie e 0 sconfitte nelle competizioni internazionali. Il mondo, prima della partita di Domenica, sembrava essere ancora indietro rispetto agli USA. La Spagna però, che giocava senza il suo playmaker titolare, Jose Calderon, ha mostrato di poter giocare allo stesso livello degli Stati Uniti. Per più di 30 minuti, hanno incalzato gli americani punto per punto. “Ad un certo punto sembrava che potessimo prendere la partita in mano, ma in realtà non riuscivamo mai a distanziarli,” ha dichiarato James. “L’intensità era a livelli incredibili” “E’ stato un vero test per vedere di che pasta siamo fatti”, ha aggiunto Chris Paul. Ma gli Stati Uniti avevano lavorato troppo a lungo e aspettavano questo momento da troppo tempo per farsi scivolare via dalle mani la partita nei momenti decisivi. Questi ultimi pochi minuti erano il risultato di 4 anni. “Noi c’eravamo quando nel 2004 l’America era al suo minimo storico,” ha detto Carmelo Anthony, uno dei quattro giocatori che erano ad Atene,”e mentre sono seduto qui di fronte a voi stasera con la medaglia d’oro al collo, penso che abbiamo fatto un grande lavoro a riportare la pallacanestro americana nel ruolo che le spetta”. Alla fine, la redenzione è arrivata,